Hai già visitato le altre sezioni? L'elegante dimora storica del Marchese del Grillo a Fabriano, a pochi Km da Ancona e da Jesi, è a vostra disposizione per:

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storia del marchese onofrio del grillo di fabriano

L' hotel nella dimora storica settecentesca fatta erigere a Fabriano dal Marchese Onofrio del Grillo

L' hotel sorge a Fabriano, nella dimora storica del settecento appartenuta al Marchese Onofrio del Grillo e resa nota dall'omonimo film interpretato da Alberto Sordi.

Il Marchese Onofrio del Grillo nacque a Fabriano, da Bernardo Giacinto e dalla nobildonna Maria Virginia Possenti, il 5 Maggio 1714. I Grillo, di origine genovese e trapiantati in Toscana, erano stati ammessi al patriziato romano nel 1672 da Clemente X, che aveva loro riconosciuto al marchesato di Santa Cristina nella diocesi di Gubbio e la contea di Portula. Bernardo Giacinto, appartenente ad un ramo cadetto della famiglia, visse in condizioni economiche piuttosto ristrette, tanto che fu più volte costretto a rivolgersi al più fortunato e poco generoso cugino Bernardo (II) marchese del Grillo, dal quale fu anche spinto a sposare la benestante Maria Virginia (1713); ma la scelta si rivelò tutt'altro che risolutiva, dato che alla morte del suocero l'eredità Possenti costituì un ulteriore aggravio per le già compromesse finanze familiari. Grazie all'interessamento dello zio, il Grillo fu avviato agli studi giuridici presso il collegio di Urbino, dove conseguì la laurea in utroque iure. La morte della madre, avvenuta in giovane età, e le ristrettezze familiari, oltre alla cattiva salute di Bernardo, fecero sì che il Grillo si trasferisse presso lo zio del palazzo romano, situato sotto monte Cavallo. La convivenza con lo zio fu per il Grillo un grosso peso: in una caricatura del 1745 P. L. Ghezzi descrive il "grigliaccio" gobbo, sommamente avaro e trasandato nell'abbigliamento.Le lettere spedite dalla famiglia di Fabriano al Grillo testimoniano di riflesso le piccole manie ed eccentricità che con l'avanzare dell'età e il peggioramento della salute diventarono difficili da sopportare. Nonostante ciò il Grillo accudì Bernardo fino alla morte, occorsa all'inizio del 1757; l'evento fu accolto dal marchese e dalla sua famiglia piuttosto come una liberazione che come una perdita dolorosa: gli anni trascorsi accanto al ricco parente fruttarono al Grillo la cospicua eredità. L'inventario, conservato nell'Archivio Capranica, consente di stimare in oltre 6000 scudi i preziosi, gli arredi di casa, la prestigiosa biblioteca; non calcolabile invece il valore dei diversi luoghi di Monte, delle numerose rendite, del palazzo del Grillo con varie botteghe, di quattro abitazioni, di molti possedimenti terrieri.
La generosità di Bernardo risultò un'arma a doppio taglio: le ultime volontà del defunto vincolavano il Grillo al pagamento dei debiti contratti dallo zio durante la lunga malattia e a una serie di obblighi caritatevoli come messe funebri ed elemosine. Bernardo aveva inoltre vincolato parte del patrimonio alla costituzione di tre "molteplici", ovvero tre fondi che avrebbero dovuto fruttare rendite sufficienti per le doti delle discendenti che avessero voluto sposarsi o avessero scelto la vita monacale, al mantenimento dei secondogeniti diretti e di un eventuale pronipote che avesse scelto la carriera ecclesiastica. Liquidate così le pretendenti di Fabriano, il Grillo si decise a sposare, il 4 giugno 1757, Faustina Capranica, ultimogenita di Camillo.

Nonostante la dote di 20.000 scudi, tra le spese del matrimonio e quelle per la ristrutturazione delle proprietà, che lo zio aveva lasciato in pessimo stato, il Grillo dilapidò in brevissimo tempo un'eredità che si favoleggiava strepitosa, guadagnandosi quella fama di bizzarro ed accentrino personaggio che la vox populi gli ha attribuito. Impossibilitato ad adempiere gli obblighi testamentari, il Grillo fece ricorso al pontefice con una dettagliata supplica all'uditore papale avrebbe esito positivo per il Grillo solo nel 1761, quando le richieste furono accolte senza riserva: fu annullato il vincolo testamentario relativo alla prelatura (quella parte di eredità consistente per lo più in gioielli e oggetti preziosi, era stata dal Grillo rapidamente impegnata o venduta) e il versamento annuo per gli altri due fondi fu sospeso per dieci anni, a decorrere dalla morte dello zio. Il pontefice ritenne infatti che le ultime volontà del testatore fossero da correggere anche per soddisfare i creditori, che reclamavano una somma di circa 14.000 scudi, e ordinò che fu affidata ad un amministratore, l'abate G. F. Della Torre. La causa patrimoniale era ancora di là da venire quando il Grillo, ereditato il titolo nobiliare e i relativi diritti, fu eletto, nel 1758, consigliere capitolino, poteva essere l'inizio di una brillante carriera municipale, ma i problemi economici furono probabilmente la causa di un allontanamento più che decennale dall'amministrazione capitolina.

Dall'unione con Faustina nacque, nel 1759, Maria Virginia, che avrebbe sposato Augusto Scarlatti e sarebbe stata l'ultima discendente della famiglia, estintasi nel ramo Caprinica del Grillo. Scontata la lunghissima quarantena, il Grillo tornò agli onori pubblici nel luglio 1771, quando fu eletto priore dei caporioni, carica che ricoprì fino alla fine di marzo dell'anno successivo; nell'ottobre 1773 passò alla più prestigiosa posizione di conservatore di Roma. Il 12 settembre 1774 Clemente XIV fu colto da malore; i due conservatori, C. d'Aste e G. Curti, si affrettarono a richiamare a Roma il Grillo, in villeggiatura a Fabriano, che sarebbe giunto nella capitale solo il giorno 28, quando il pontefice era morto da sei giorni. Si aprì così il lungo e turbolento conclave del 1774, durato oltre 5 mesi.
Nei periodi di sede vacante i conservatori e la Camera capitolina, oltre a regolare la vita municipale, erano responsabili del mantenimento dell'ordine pubblico. Il controllo del territorio era sicuramente l'onere maggiore, per ottemperare al quale era prevista la costituzione di una serie di presidi militari, ma la milizia cittadina finiva spesso per essere motivo di disordine, piuttosto che di tutela e sorveglianza e nel 1774 non si fece eccezione. Il 29 settembre il Grillo nominò il cognato F. Capranica colonnello dei Corsi e Comestabili capitano del ghetto. La scelta era stata evidentemente mossa da ragioni economiche: la tassazione sulla popolazione ebraica era infatti grossa fonte di guadagno. La relazione compilata da G. Curti nel periodo di sede vacante è documento mutile a spiegare il leggendario antisemitismo del Marchese del Grillo.
Durante i cinque mese in cui il conclave rimase riunito, infatti, si registrarono molti reclami da parte dei fattori dell'università degli ebrei, dai quali si deducono i frequenti abusi subiti per mano dei soldati di stanza nel ghetto, il consueto ricorso di questi alle prostitute, le risse originate spesso da debiti di gioco e ubriachezza. Il Grillo rispose con una tiepida opposizione, cercando di sfruttare la sua posizione di forza all'interno della Camera Capitolina: da un lato mostrava di voler porre fine alla situazione eccezionale, dall'altra applicava tutto il suo zelo per sollecitare l'università degli ebrei al pagamento del debito verso la Camera Capitolina. La situazione degenerò rapidamente, toccando l'apice verso la fine dell'anno, quando, la notte del 30 dicembre, disordini costrinsero il Grillo a rimuovere il caporale F. Zippoli e il capitano del ghetto Comestabili. I fattori dell'università ritennero di dover ricorrere ai cardinali che svolgevano le funzione di capi d'ordine, ai quali presentarono un memoriale: le gravi accuse furono all'origine della relazione che il Grillo fu tenuto a redigere per giustificare il suo operato davanti al conclave. Le decisioni prese, che portarono alla sostituzione del Comestabili con persona di fiducia del conservatore C. d'Aste, consentirono il ritorno della situazione alla normalità. Con l'elezione del papa Pio VI, il 15 febbraio 1775, i conservatori cessarono di essere i referenti dell'università degli ebrei, ma furono mantenuti nelle loro cariche, tanto che il Grillo restò a capo della Camera Capitolina fino al marzo 1776: sembra anzi che il suo cameriere segreto. Nel frattempo, nel 1774, il Grillo aveva acquistato una proprietà a Fabriano, dove trascorse gli ultimi anni e dove morì, il 6 gennaio 1787. Lasciava l'usufrutto del patrimonio alla moglie e designò erede universale Maria Virginia, dalla quale i beni passarono al lontano parente Giuliano Capranica.

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