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Difficoltà del percorso facile
La via del grano e della vite

Km 35 - Dislivello in salita m. 365 - Partenza e arrivo: stazione di Jesi

Dalla Stazione FS si imbocca via Trieste, e alla prima rotatoria si gira a sinistra. Da qui sempre dritto, percorrendo Via XXIV Maggio, Via del Prato, Viale Gallodoro, Via Zara, via Valche fino alla rotatoria. Qui si prende a destra, ancora una rotatoria alla quale si va dritti. Una lieve salita porta a una nuova rotatoria che si impegna per poi proseguire su via XX luglio. Si percorre questa via fino alla successiva rotatoria, dove si va ancora dritti, imboccando Via Fausto Coppi e poi, oltre, via Campolungo (breve tratto di pista ciclabile) e Via degli Appennini (con un brevissimo strappo di salita abbastanza ripida). Si prosegue su Via degli Appennini finché questa incrocia via Paradiso. Qui si prende a sinistra e, in leggera salita, si procede fino alla frazione di Acquasanta. Siamo ora sulla SP17. Con brevi saliscendi si raggiunge in 4,7 km una rotatoria in cui si prende a sinistra, ancora in leggera salita (direzione Montecarotto). Poco dopo, ancora un bivio: anche qui si tiene la sinistra, sempre per Montecarotto (SP38). Si prosegue così, con piccoli saliscendi, mentre il panorama si allarga sulle colline del verdicchio. Si arriva ad incrociare la SP11 (via Montecarottese); qui si prende a sinistra (se si svoltasse a destra, in 5 km si potrebbe raggiungere Montecarotto, attraversando una zona fittamente coltivata a vite, e con diverse importanti aziende di produzione del verdicchio). Dopo un brevissimo tratto in salita si raggiunge la località Colle del Vento, punto più elevato dell’itinerario. D’ora in avanti si scende, fino a raggiungere Castelbellino stazione. Alla rotatoria si prosegue dritti (in direzione di Pianello Vallesina), ma poco dopo - appena superato il ponte sulla ferrovia - si prende a sinistra la pista ciclabile dell’Esino che, in direzione di Jesi, attraversa subito un piccolo parco pubblico e segue poi il corso del fiume che scorre alla nostra destra. La si percorre tutta, pedalando a tratti ai margini del fiume e a tratti ai bordi di campi coltivati. In circa 7 km si è Jesi, dopo aver superato le frazioni di Pantiere e Ponte Pio. A Jesi la pista ciclabile termina alla rotatoria di via Valche, già incontrata all’andata. Non resta quindi, ora, che ripercorrere al contrario il tratto iniziale: via Valche – Via Zara - Viale Gallodoro – Via del Prato – Via XXIV maggio. Quindi a destra su Viale Trieste. E si è di nuovo in stazione.

La via del grano e della vite

Tour in bicicletta per scoprire usi e tradizioni delle Marche

Quest’itinerario in mountain bike si snoda piacevolmente tra pianura e collina (con salite brevi e non ripide), ed è ricavato su piste ciclabili e provinciali poco trafficate; si tratta dunque di un percorso alla portata di tutti, anche dei ciclisti meno esperti.

La mezzadria e i canti della Pasquella

Le tradizioni sono ancora molto forti in questa zona delle Marche, e attraversarle con la bicicletta permette di avere un bellissimo scorcio e respirarne appieno usi e costumi. Il territorio della provincia di Ancona è stato forgiato, dal punto di vista socioeconomico, culturale e paesaggistico, dall’attività agricola e da una peculiare civiltà contadina. Siamo infatti nelle zone della mezzadria, quel particolare contratto che, dal Medioevo fino a pochi decenni fa, ha organizzato la vita lavorativa e produttiva (ed anche familiare e sociale) della maggior parte della gente del posto. La mezzadria prevedeva, come principio generale, la divisone (a metà, tra colono e proprietario) dei costi e dei ricavi derivanti dalla conduzione di un podere. Ovviamente, in una realtà come questa, c’erano anche una serie di obblighi ulteriori a carico dei contadini, che permettevano ai proprietari di avvantaggiarsi maggiormente e che, di fatto, segnarono per secoli la sostanziale sudditanza dei primi nei confronti dei secondi. In ogni caso, la mezzadria ha delineato l’assetto paesaggistico (la campagna appoderata) e sociale (l’insediamento sparso) del territorio. È indubbio, poi, il fatto che fino a pochi decenni fa, il lavoro dei campi – così come la cultura contadina – ha influenzato ritmi e modalità di vita di tutta la popolazione, compresa quella dei paesi e delle città. Tale cultura, però, con l’approdo della vita moderna, è rapidamente tramontata, ed oggi si cerca di tenerla in vita attraverso una specifica attività di recupero e riproposizione. Tra le occasioni più suggestive e divertenti c’è la Rassegna Nazionale dei Canti di Pasquella che si tiene ai primi di gennaio a Montecarotto. La Pasquella è un canto legato ai rituali di questua del solstizio d’inverno e viene portato casa per casa, come augurio di salute ed abbondanza, in cambio di piccole offerte di cibo e vino. Per testimoniare la cultura contadina, ogni anno vengono chiamati a raccolta a Montecarotto i “portatori della tradizione” (cantori e musicisti provenienti da tutte le Marche e dalle regioni limitrofe), che per un’intera giornata allietano e coinvolgono il pubblico con canti, danze tradizionali ed anche motivi improvvisati. Scoprire queste realtà attraverso una piacevole pedalata in bicicletta, trasformerà la pedalata stessa in un’esperienza ancor più viva, a stretto contatto con le realtà locali del posto.

La via del grano e della vite
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